vino laureato vetrère

La straordinaria storia di un “Laureato”

Un vino straordinario non poteva non avere alle spalle una storia altrettanto straordinaria.
Quella del vino Vetrère “Laureato” è una storia che ha davvero qualcosa di incredibile, che trae origine da tre valori importanti, che sono alla base della filosofia e dell’approccio Vetrère, e sono la famiglia, l’amicizia e la condivisione.

Ci racconta Annamaria Bruni, una delle due titolari dell’azienda vinicola nonché responsabile di produzione, che era l’anno 2004 e l’azienda si apprestava alla raccolta del primo vino bianco Chardonnay.
Una raccolta che non era bastata a riempire la tasca di raffreddamento, per la quale erano necessari altri 20 quintali di uve.

La necessità, qualche istante di sconforto, poi l’idea di “avviare” una sorta di “raccolta solidale”, chiedendo ad amici e passanti di contribuire all’impresa.
Detto, fatto. In poco tempo, i partecipanti hanno dato una mano per colmare quel che mancava per ottenere poi un vino, frutto di una entusiasmante attività comune.

Già, ma perché il nome “Laureato”?

Sempre Annamaria racconta che, al termine della raccolta, come si è soliti fare, ci si è riuniti per condividere la cena in una sorta di “festa di fine vendemmia”.
È stato proprio in questa occasione – spiega Annamaria – che ci si è resi conto che tutti i presenti erano professionisti laureati in qualcosa e che molti di noi avevano fatto anche gli studi insieme. E così, tra un ricordo universitario e l’altro e accompagnati da un calice di vino, si è deciso di chiamare il vino Chardonnay che sarebbe nato da quella esperienza di condivisione, il Laureato”.

In questo vino, tanti profumi si armonizzano: con richiami olfattivi
a pesca e melone bianco oltre a note balsamiche che aggiungono profondità al naso, il Laureato si presenta ampio al palato, dove domina la pera e in deglutizione
la freschezza del mandarino.
Ideale in abbinamento a crostacei e piatti di pesce, torte rustiche, formaggi a pasta tenera e filata, è un vino che accontenta tutti a tavola e risponde ad ogni domanda, anche la più esigente.
Sarà forse anche per questo, che mai nome e titolo, furono più azzeccati.

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